Il Codex Gigas è il manoscritto medievale più grande del mondo. Le dimensioni del manoscritto sono davvero notevoli: misura 92 cm di lunghezza, 50 cm di larghezza e 22 cm di spessore, per un peso complessivo di 75kg. Il Codex in origine era costituito da 320 fogli di pergamena ricavata da pelle d’asino, particolarmente sottile, rara e costosa, ma 8 fogli sono stati in seguito rimossi. La copertina è in legno con alcuni ornamenti in metallo.

Ma perché viene chiamato la Bibbia del Diavolo? Perché il manoscritto contiene una grande illustrazione del demonio e, secondo la leggenda, perché per scrivere un volume così particolare, il monaco amanuense chiese l’aiuto del diavolo.

Il Codex Gigas è il libro più grande del mondo?

Dipende da cosa si mette a confronto. Il Codex Gigas è il più grande manoscritto medievale esistente, e su questo non c’è discussione. Non è però il libro più grande mai realizzato: esistono volumi moderni di dimensioni maggiori, a cominciare dall’Atlante Klencke conservato alla British Library. Il volume, realizzato nel 1660 misura 178 cm in altezza e 105 cm in larghezza.

La distinzione conta, perché quasi tutto ciò che rende straordinario il Codex — la pergamena, la mano unica, i decenni di lavoro — dipende proprio dal fatto che sia un manoscritto e non un libro a stampa. Per ricavare i fogli servirono le pelli, si stima, di almeno 160 animali.

La Bibbia del Diavolo

La leggenda narra di un monaco benedettino, un certo Herman inclusus, ovvero Herman il recluso, condannato ad essere murato vivo per avere infranto alcune regole dell’ordine monastico.

La notte precedente alla sua condanna si offrì di scrivere un enorme libro, in cui vi fosse trascritta l’intera Bibbia e altri testi sul sapere umano in una sola notte, chiedendo agli altri monaci di salvargli la vita se fosse riuscito nel suo intento. Resosi conto dell’impossibilità del compito, chiese aiuto al Diavolo che volle in cambio la sua anima ed una illustrazione sul manoscritto.

Il monaco riuscì a salvarsi ma non ottenne la pace. Alla fine si rivolse alla Santa Vergine pregando per avere il perdono. La Vergine gli porse la mano per aiutarlo, ma il penitente morì proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere liberato dal suo contratto con il diavolo.

Una leggenda ricorrente

Questa leggenda è una variazione di una storia medievale molto popolare su Teofilo di Adana, noto come San Teofilo il Penitente. Contiene gli stessi elementi della leggenda della Bibbia del Diavolo: patto con il diavolo per raggiungere l’impossibile, pentimento dopo, la misericordia della Vergine Maria e la rapida morte del penitente. Questi elementi si trovano anche nella saga di Faust, conosciuta dal XVI secolo.

Ad alimentare ulteriormente la leggenda ci sono altri due aspetti da considerare.

Il primo è la convinzione medievale che la scrittura potesse espiare i propri peccati. Questo motivo si trova anche in una storia citata dal monaco e storico inglese Orderico Vitale (1075-1142). Raffigura un monaco peccatore che era allo stesso tempo un bravo e devoto scrittore di libri. Dopo la morte, la sua anima fu salvata dall’essere mandata all’inferno all’ultimo momento grazie a un libro molto grande che aveva scritto. Quando ogni lettera del libro veniva pesata contro ciascuno dei suoi peccati, una singola lettera alla fine divenne decisiva a suo favore.

Il secondo invece risiede nella uniformità della scrittura e della grafica che si riscontrano per tutte le pagine del manoscritto, lasciando presupporre che sia stata la mano di un unico amanuense a comporre l’opera in un periodo di tempo molto breve.

A questa uniformità concorrono due elementi materiali: l’inchiostro, ottenuto dalle galle di quercia e identico su tutte le pagine, e la scrittura, una minuscola carolina già caduta in disuso all’epoca in cui il codice fu redatto, e che gli umanisti italiani avrebbero recuperato solo nella seconda metà del Trecento.

Codex Gigas: la città celeste (f. 289v) e la raffigurazione del diavolo (f. 290r) - Library of Congress

Fig. 1. Codex Gigas: la città celeste (f. 289v) e la raffigurazione del diavolo (f. 290r) - Library of Congress.

Il Codex Gigas: la storia

Secondo studi più recenti invece si stima che il codice potrebbe essere l’opera sì, di un solo uomo, ma che abbia lavorato per oltre 20 anni.

Chi ha esaminato il manoscritto in Svezia ha provato a quantificare quel lavoro: a una mano esperta servono almeno 20 minuti per vergare una riga, il che significa cinque anni di scrittura ininterrotta giorno e notte. Tenendo conto delle pause, degli orari della vita monastica e delle malattie, si arriva ad almeno un quarto di secolo.

Inoltre il termine inclusus, denota una persona, di solito legata a un monastero, che vive in isolamento in una cella per motivi religiosi o a causa di una penitenza. Dopo un periodo di prova di almeno un anno, una tale persona poteva essere rinchiusa in una cella da un vescovo. A volte tale cella veniva nuovamente murata e veniva cantata una messa di morte per simboleggiare un funerale.

Il codice viene abitualmente datato al 1229, l’anno in cui sarebbe stato completato. Ipotizzando quindi un arco temporale di vent’anni per la realizzazione del codice, dobbiamo far risalire l’inizio della scrittura al 1209.

Ci sono alcuni dati presenti nel Codex che ci permettono di avere dei punti saldi per la datazione. Nel manoscritto per esempio è riportata la canonizzazione di San Procopio di Sazava, patrono dell’attuale repubblica Ceca, avvenuta nel 1204.

Lo stesso discorso è valido per la conclusione del lavoro, che si attesterebbe tra il 1223 e il 1230.

Queste date si possono estrapolare da fatti riportati all’interno del Codex e riguardano la morte del vescovo Andrea di Praga, avvenuta nel 1223, e la morte del Re Boemo Ottokar, avvenuta nel 1230 e non menzionata nel codice. Ecco perché è verosimile considerare come data di realizzazione del manoscritto il 1229.

Dove si trova il Codex Gigas

Il Codex Gigas si trova in Svezia dal 1649: oggi è conservato alla Biblioteca Nazionale di Svezia (Kungliga biblioteket) a Stoccolma, con la segnatura Ms. A 148.

Non è a Praga, anche se a Praga è rimasto per oltre cinquant’anni ed è tornato una volta sola, nel 2007, in prestito temporaneo.

Ma come ha fatto un manoscritto del 1229 realizzato in un piccolo monastero della Boemia a finire in Svezia? Ripercorriamone la storia.

Nel manoscritto è presente una nota in prima pagina in cui è riconosciuto il monastero di Podlažice come primo proprietario.

Codex Gigas - Incipit

Fig. 2. Codex Gigas - Incipit.

In seguito il codice venne ceduto nel 1295 al monastero di Sedlec e, nello stesso anno, fu acquistato dai benedettini del monastero di Břevnov, dove fu custodito fino al 1594.

In quello stesso anno Rodolfo II d’Asburgo volle portare il manoscritto a Praga. L’imperatore nutriva una certa passione per l’occulto ed era un collezionista di oggetti particolari. Un manoscritto con l’immagine del diavolo era perfetto per essere esposto nella sua Camera delle meraviglie (Wunderkammer).

Il saccheggio di Praga

La mattina del 16 luglio 1648, nelle ultime fasi della Guerra dei Trent’anni, una forza svedese di cento uomini si arrampicò sulle mura della città di Praga. I soldati riuscirono a sorprendere le guardie e poco dopo, 3.000 uomini furono in grado di riversarsi per saccheggiare la città.

Praga venne saccheggiata per due giorni e le furono sottratti almeno un centinaio di libri d’arte di ogni tipo. Tra questi c’erano i due manoscritti di fama mondiale: il Codex Gigas e il Codex argenteus, la Bibbia d’argento, chiamata così perché la maggior parte del testo è scritto con inchiostro d’argento.

Il Codex Gigas viene collocato nella biblioteca del Castello di Stoccolma dalla regina Cristina I di Svezia.

Il 7 maggio 1697 scoppiò all’interno del castello reale un incendio che si estese fino alla biblioteca reale. Gran parte della collezione di libri fu distrutta dalle fiamme. Su 24.500 libri e 1.400 manoscritti, solo 6.000 libri e 300 manoscritti furono salvati. Leggenda vuole che il Codex Gigas si potè salvare perché qualcuno riuscì a gettarlo dalla finestra.

In epoca recente, dal settembre 2007 a gennaio 2008, dopo 359 anni, il Codex Gigas è stato riportato a Praga, in prestito temporaneo nella Biblioteca Nazionale Ceca.

Oggi è possibile ammirare il codice nella Biblioteca Nazionale della Svezia e sfogliarlo in versione digitale.

Cosa contiene il Codex Gigas

Il Codex è un codice miscellaneo scritto interamente in latino e al suo interno si trovano:

  • una trascrizione completa della Bibbia tratta quasi interamente dalla Vulgata, ad eccezione degli Atti degli Apostoli e dell’Apocalisse di Giovanni, che sono tratti dalla Vetus Latina;
  • la “Etymologiae” (636) di Isidoro di Siviglia che può essere considerata la prima enciclopedia della cultura occidentale;
  • due opere storiche di Giuseppe Flavio, le “Antichità Giudaiche” (93-94 d.C) e la “Guerra Giudaica” (75 d.C circa);
  • una storia della Boemia (Chronica Boëmorum) di Cosma Praghese;
  • vari trattati di storia, etimologia e fisiologia;
  • un calendario con la lista dei santi;
  • l’elenco dei monaci dei monasteri di Podlažice;
  • un rituale dell’esorcismo;
  • formule magiche e altri documenti tra cui gli alfabeti greco, cirillico ed ebraico.

Quante pagine ha il Codex Gigas

Oggi il Codex Gigas è composto da 624 pagine, cioè 312 fogli. In un momento imprecisato 16 pagine sono state asportate.

Secondo una ricostruzione diffusa i fogli mancanti contenevano la Regola di San Benedetto, ma non è dimostrato: non sappiamo con certezza cosa vi fosse scritto, né chi li abbia asportati e quando.

Le miniature e le illustrazioni

Il manoscritto include miniature in rosso, blu, giallo, verde ed oro. Le iniziali maiuscole occupano frequentemente l’intera pagina. L’aspetto del manoscritto resta fondamentalmente invariato dall’inizio alla fine.

Non si può negare che l’illustrazione del Diavolo è ciò che ha maggiormente colpito l’immaginario, nel corso dei secoli, un essere ritratto come mezzo uomo e mezzo animale, con corna, lingua biforcuta e artigli. Occupa un foglio intero (f. 290r) ed è alta circa 50 centimetri: è uno dei rari casi, nell’arte medievale, in cui il demonio compare da solo e a piena pagina. Se da un lato vi è la rappresentazione di un demonio, solitario, enorme e spaventoso, nella pagina adiacente vi è l’illustrazione della città celeste.

La contrapposizione tra queste due illustrazioni, può far pensare che l’autore abbia cercato di mettere in risalto il contrasto tra il bene ed il male.

Codex Gigas PDF: dove scaricarlo

La Library of Congress mette a disposizione il download gratuito del manoscritto in formato digitale.

[Codex Gigas in PDF - 109MB - Library of Congress]

Il facsimile digitale riproduce il manoscritto in latino, così com’è: non esiste una traduzione italiana integrale del Codex Gigas. Le versioni “in italiano” che circolano in rete sono in genere riassunti, oppure la sola parte biblica — che è poi la Vulgata, disponibile ovunque e non specifica di questo codice.

L’originale non è in vendita e non è liberamente accessibile al pubblico. Esistono però edizioni in facsimile realizzate da editori specializzati, in tiratura limitata e numerata, con prezzi che variano molto da edizione a edizione.