Simulazioni al computer dimostrano che i Vichinghi utilizzavano le leggendarie “pietre del sole” per navigare dalla Norvegia alla Groenlandia

“Signori, nell’oceano – dove anche se si s’incontra una terra non si sa quale sia, e se si va verso una terra nota si deve procedere per giorni e giorni in mezzo alla distesa delle acque – il navigante non ha altri punti di riferimento oltre gli astri. Con strumenti che già resero illustri gli antichi astronomi, di un astro si fissa l’altezza sull’orizzonte, se ne deduce la distanza dallo Zenit e, conoscendone la declinazione, dato che distanza zenitale più o meno declinazione danno la latitudine, si sa istantaneamente su quale parallelo si trovi, ovvero a nord o a sud di un punto noto. Mi pare chiaro.”

Umberto Eco, L’isola del giorno prima

Recentemente è stato pubblicato un articolo scritto da due ricercatori ungheresi, Dénes Száz e Gábor Horváth dal titolo Success of sky-polarimetric Viking navigation: revealing the chance Viking sailors could reach Greenland from Norway.1L’articolo completo è possibile leggerlo sul sito della Royal Society Open Science I due studiosi hanno utilizzato una serie di simulazioni al computer per verificare quanto ci possa essere di vero nei racconti della mitologia norrena.

La pietra del sole o sólarsteinn

Per anni si è pensato che fosse poco più di una leggenda, sono molti i racconti nelle antiche saghe che parlano di una sólarsteinn o “pietra del sole”, nella Saga di Sant’Olaf per esempio si cita il suo utilizzo per navigare in condizioni di tempo nuvoloso. La presenza di oggetti di questo tipo è attestata negli inventari di chiese e monasteri del XIV-XV secolo, ma è nel 2013 che avviene una scoperta interessante. Al largo di Alderney, Isole del Canale, viene trovato un cristallo di calcite nel relitto di una nave da guerra del XVI secolo.

Pietra del Sole vichinga

Una delle proprietà fisiche di questo minerale è quella di creare una doppia rifrazione della luce, in questo modo, ruotando opportunatamente il cristallo, anche in presenza di un cielo coperto, è possibile individuare la posizione del sole.

Le bussole solari dei Vichinghi

I Vichinghi non avevano bussole magnetiche ma sapevano utilizzare le bussole solari. Non ci sono molte testimonianze archeologiche di questo tipo di strumenti, ma nel 1948, in un fiordo di Uunartoq, in Groenlandia, è stata rinvenuta una parte di una bussola solare2L’articolo “An alternative interpretation of the Viking sundial artefact: an instrument to determine latitude and local noon” è pubblicato su RSOS costituita da un disco, dove sono incise due linee che si riteneva indicassero le ombre del sole agli equinozi e al solstizio d’estate, e una serie di brevi incisioni per indicare il nord.

Bussola solare vichinga

Sappiamo che alla fine del X secolo, i Vichinghi iniziarono le prime navigazioni verso la Groenlandia, 1600 miglia di oceano da attraversare, utilizzando probabilmente questo tipo di cristalli e bussole solari.

Finora nessuno ha mai testato sperimentalmente questa ipotesi, anche perché non sarebbero sufficienti due o tre viaggi e perché bisognerebbe avere le condizioni adatte: sia meteorologiche che stagionali. I due ricercatori Száz e Horváth quindi hanno pensato di utilizzare le simulazioni al computer per effettuare mille viaggi dalla città portuale di Bergen, in Norvegia, fino all’insediamento di Hvarf sulla costa meridionale della Groenlandia.

Le simulazioni

Ogni viaggio ha una durata di tre settimane è le date di inizio sono: l’equinozio di primavera o il solstizio d’estate, con una quantità di nuvole casuale.

Al sorgere del sole, il primo giorno del viaggio, il programma ha simulato quanto avrebbero fatto i navigatori Vichinghi e cioè utilizzare una pietra del sole (sono stati presi in considerazione tre tipi di cristallo: calcite, cordierite e tormalina,) per determinarne la posizione e proseguire nella navigazione. Grazie ad esperimenti precedenti, il programma conosceva il margine di errore di ogni cristallo, che dipende dalle proprietà fisiche dei materiali e dalla copertura nuvolosa e dall’angolo del sole nel cielo. Inoltre nella simulazione è stata inserita la direzione di partenza dell’imbarcazione, impostata con valori casuali.

Simulazione di rotte vichinghe

L’impostazione della simulazione è la seguente: se la nave arriva ad una distanza tale da poter vedere le montagne della costa della Groenlandia, allora viene registrato come valore positivo, altrimenti rientra nella casistica negativa.

Quindi se i navigatori Vichinghi, avessero effettuato dei controlli utilizzando il cristallo di calcite con la bussola solare, almeno una volta ogni tre ore, per ridisegnare la rotta, sarebbero arrivati a destinazione oltre il 92% delle volte.

Le percentuali di successo calano drasticamente se aumenta l’intervallo di tempo tra un controllo ed un altro. Aumentandolo a quattro ore la nave sarebbe arrivata in Groenlandia solo dal 32% al 58% delle volte, fino a scendere sotto il 10% se le ore diventano sei.

Un altro aspetto importante da considerare è la rotta di navigazione. Se l’orientamento tende considerevolmente verso sud non è possibile arrivare in Groenlandia e il viaggio termina o con la morte dell’equipaggio o raggiungendo il Nord America. Questo tipo di errore di navigazione potrebbe aver portato i coloni Vichinghi sulla costa di Terranova intorno all’anno 1000.

Il lavoro non è ancora finito, sono ancora molti gli aspetti da studiare per rafforzare la solidità di questo modello, ma la strada da percorrere sembra promettente.